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Pietro Gaudenzi La virtù delle donne

Pietro Gaudenzi La virtù delle donne

Da un'idea di Vittorio Sgarbi. A cura di Manuel Carrera e Alessandra Tiddia

Con una selezione di dipinti a olio e opere su carta provenienti da istituzioni e prestigiose raccolte private, la mostra offre uno sguardo esaustivo sul percorso artistico del genovese Pietro Gaudenzi (1880-1955) tra i pittori più apprezzati del suo tempo. Dagli anni della formazione tra La Spezia, Genova e Roma fino a quelli del ritiro, in maturità, nel borgo di Anticoli Corrado, Gaudenzi rimase sempre fedele a una figurazione realista, estranea ai formalismi delle avanguardie. Attraverso la ricerca di un confronto diretto con la pittura antica, riletta al filtro di una sensibilità novecentesca, Gaudenzi affrontò nelle sue composizioni i maggiori temi della tradizione: ritratti, scene d’intimità domestica, maternità, nature morte e, soltanto di rado, paesaggi. Protagonisti assoluti dell’universo visivo di Gaudenzi sono i membri della sua famiglia: la prima moglie, Candida Toppi, morta prematuramente nel 1920, i loro figli e quelli avuti dal secondo matrimonio con la cognata Augusta Toppi. Comprensibilmente la morte della prima consorte segnò indelebilmente la vita del pittore, influenzandone la produzione e la scelta dei temi. Dopo il ’20 Gaudenzi esplorò con maggior frequenza i temi sacri e la pittura religiosa. L’apprezzamento dimostratogli dalle più alte cariche dello Stato durante il ventennio fascista (nel 1936 vince il Premio Mussolini, nel 1939 viene nominato Accademico d’Italia, nel 1940 il Premio Cremona, nel 1942 il Duce gli commissiona un ritratto) gli costò l’inevitabile oblio dopo la fine della Seconda guerra mondiale. A lungo dimenticato dalla letteratura storico-artistica, nonostante l’ampia partecipazione ai maggiori eventi espositivi fra le due guerre, è oggi al centro di un crescente interesse da parte degli studi: con un taglio monografico, snodato attraverso sezioni tematiche, la mostra si propone quindi come una prima ricognizione dell’opera del pittore, necessaria per una migliore comprensione della sua riscoperta. Il Mart presenta tutte insieme per la prima volta opere provenienti da collezioni pubbliche e private tra cui si segnalano nove lavori provenienti dal Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Appartengono a questo generoso prestito anche il grande Battesimo del 1932 e il Ritratto di Guido Rossi (1925), tra i maggiori committenti di Gaudenzi. Tra le rarità della mostra spicca La mia scuola di Napoli, una tela del 1938 circa, mai esposta prima in un museo pubblico. Il dipinto raffigura l’atelier di Gaudenzi all’epoca in cui insegnava pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli e rappresenta anche uno dei suoi rari nudi. Suddiviso in cinque sezioni dedicate rispettivamente alla pittura degli affetti, all’arte sacra, al periodo milanese, alla tecnica pittorica, il percorso espositivo si chiude con una cospicua rassegna di stupendi disegni colorati riferiti al ciclo di affreschi per il Castello dei Cavalieri di Rodi.



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