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Il domatore

Il domatore

Dal 19 al 23 aprile, presso il Teatro Sociale di Brescia, “Il domatore”.

Sotto il tendone di un piccolo circo, una giovane giornalista intervista l’ultimo grande domatore di leoni. A causa di una nuova legge che bandisce i numeri con gli animali è costretto ad abbandonare il mestiere che gli ha dato da vivere. La casacca rossa con i bottoni d’oro lucenti dovrà essere riposta e così i pesanti stivali neri, e anche il baule delle meraviglie andrà chiuso per sempre… e cosa farà il famoso domatore nella sua nuova vita? Come affronterà questa sfida? Quali sono le sue emozioni? 
Attore tra i più amati e riconosciuti del teatro italiano e autore tradotto e rappresentato in tutta Europa, Vittorio Franceschi scrive e interpreta un testo in cui “si parla di leoni e di tigri, di clowns e di Santi – ci racconta –, di case costruite partendo dal tetto, di grandi amori fuggiti via e di anime che si incontrano e si scambiano il dolore come pegno. L’unica cosa che dura e non tradisce. A pensarci bene il teatro è proprio questo, dal momento che anche gli attori e gli spettatori si scambiano domande e anche risposte, in quel magico, fertile, intimo silenzio che si crea nell’oscurità della sala. E anche qualche bugia, che faccia loro da scorta e da scudo, dato che la verità resta impigliata, immancabilmente, fra le pieghe del sipario. Il quale, beffardo, ogni sera, senza svelare nulla, alla fine si chiude...”.
Tra gli attrezzi di un circo desolato dove si respira aria di sgombero, la giovane giornalista – interpretata dalla talentuosa Chiara Degani – e il domatore di leoni si confrontano e si scontrano sulla loro natura, in un dialogo che capovolge i ruoli portando via via l’intervistatrice a essere intervistata e viceversa. Una partita a scacchi che ci riguarda direttamente perché, così come nella vita, “sotto una tenda da circo non si può mentire – dice il domatore – qui non puoi bluffare, altrimenti si fallisce, come un trapezista che cade”.
“Nella gabbia dei leoni, come sul filo del funambolo, ogni passo può essere l’ultimo – racconta il regista Matteo Soltanto – per salvarsi occorre prima di tutto combattere paure e ipocrisie, affrontando la vita con la spavalderia dei felini”.
Meraviglioso attore che ha attraversato la storia del nostro teatro – una vita passata con i grandi registi del Novecento come Benno Besson, Andrzej Wajda, Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Massimo Castri – Vittorio Franceschi torna sulla scena con questo piccolo capolavoro di riflessione e poesia, omaggio al teatro e alla vita.



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