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Sogno di una notte di mezza estate

Sogno di una notte di mezza estate

Da martedì 8 novembre fino a domenica 13, Andrea Chiodi porta in scena l’eterna commedia di Shakespeare nella traduzione e adattamento di Angela Dematté, con un cast di quattordici giovani e talentuosi attori.

Chiodi immagina il Sogno attraverso lo sguardo incantato e fantastico del bambino, prospettiva capace di unire irrazionale, fantasia e realtà che con potente forza ci disvela la natura dell’uomo.

Mi sono chiesto come un bambino guardi il mondo degli adulti e come un adulto guardi il mondo di un bambino, mi sono chiesto come la realtà e la fantasia si possano mischiare nei giochi dei bambini e come la realtà e la fantasia si possano mischiare nei pensieri degli adulti, mi sono anche chiesto come si fa ad essere solo una cosa nella vita e non molteplici umanità, pensieri e desiderio di trasformarsi.

Ed ecco che il Sogno di Shakespeare mi ha svelato molte di queste dinamiche. Una delle attività che rendono possibile la trasformazione nella vita dell’uomo sembrerebbe essere la creatività; il massimo di questa attività creativa ed inventiva trova la sua manifestazione evidente nel gioco e il gioco è soprattutto dei bambini. Ecco, il mio Sogno vuole partire da qui, dal gioco dei bambini, un gioco che diventa però molto serio perché capace di indagare sulla natura dell’uomo, capace di descrivere gli stadi di evoluzione di una vita umana e Shakespeare lo fa, nel sogno, facendoci fare un percorso nei vari stadi della vita: dall’infanzia, il prologo, l’adolescenza nel bosco incantato e complesso, e la maturità nel finale.

Realtà e fantasia, Atene e la foresta incantata, Teseo e Oberon tutto nell’opera ci racconta di razionalità e magia, di pensiero e rituale, sempre su un doppio binario e soprattutto sempre attraverso il mezzo del gioco quasi infantile, del capriccio da bambini, delle paure dei bambini e soprattutto della capacità di giocare ad essere altro da sé che solo i bambini sembrano avere e che in realtà spesso è così desiderata anche dai grandi.

Forse la strada che ci indica Shakespeare è quella di tornare in contatto con l’irrazionale, con il bambino che ognuno ha dentro di sé. Per raccontare questo voglio partire proprio dallo sguardo di un bambino che può trasformare i giochi in realtà e alla fine farci credere che è stato tutto un sogno, ma come sappiamo il gioco dei sogni spesso ci racconta molto più della realtà stessa. Tutto questo sarà raccontato con un cast di quattordici attori, un’operazione importante, che mette in gioco quasi tutti attori giovanissimi che perfettamente si sposano a questa lettura e progetto





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