Il piccolo edificio religioso – intitolato al martire Sant’Emiliano vissuto in Mesia (attuale Romania) nel IV secolo - sorge su una collina in prossimità del castello, nell’area in cui era stata edificata una villa romana affacciata sul lago. La prima fonte dell’esistenza della chiesa è la bolla di Papa Eugenio III del 1145; mentre nel 1530, in una visita pastorale, viene descritta come ormai abbandonata e pericolante, soppiantata dall’attuale parrocchiale. La chiesa conserva le sue forme romaniche, a pianta rettangolare a una navata con abside semicircolare rivolta a est. Nella tessitura muraria a vista sono riconoscibili grossi conci ben squadrati e rifiniti, probabilmente riutilizzati dalle rovine della villa romana. Originariamente aveva due ingressi: il portale principale, con architrave e stipiti in pietra rossa di Verona e soprastante lunetta a tutto sesto, e una porta laterale sul prospetto meridionale. Le due arcate dell’interno, il piccolo campanile a vela e il rosone in facciata risalgono al XVII-XVIII secolo. Da qualche anno è stata riportata alla sua funzione di luogo di culto.
B. P.
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