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Nella luce del lago

Nella luce del lago

Dopo Garda, la mostra di pittura “Nella luce del lago” dell’artista veronese Fernando Pietròpoli prosegue sul lago nella Sala Domus, Piazza Duomo di Salò, dal 24 luglio al 6 agosto. https://www.fernandopietropoli.it

Vengolo esposte le opere più recenti di stile lirico-astratto e informale materico, con un ampio spazio riservato anche alla pittura figurativa. Molti lavori sono dedicati al lago di Garda. L’ingresso è libero, con orario 11-21. La stessa mostra seguirà poi nel Palazzo dei Capitani di Malcesine dal 17 al 30 agosto e nella Sala Preonda di Bardolino dal 2 al 15 settembre.
Info: +39 3888918196 – info@fernandopietropoli.it – www.fernandopietropoli.it

FERNANDO PIETRÒPOLI: TRA L’ATTIMO E L’ETERNO, OVVERO, IL “DISORDINE NATURALE”
“Non ho mai visto così chiaramente in me stesso come ora, in questo momento in cui non vedo più niente”, scriveva R. Gary. Sono parole consone al vivere di Fernando Pietròpoli. E’ come se il suo corpo si calasse dentro l’opera che produce rappresentando ciò che non si può vedere ma che c'è: le forme del suo amore totale per l’arte. Un’arte che egli vive fino a mimarla in una sorta di penetrazione e libertà intellettuale arrivando a sostenere che si debba essere liberi persino dal desiderio di piacere.

Nulla ha potuto prevaricare l'intelligenza di questa mano che nel segno di quella libertà ha tenuto e tiene la propria arte all'altezza del mondo. Mi ha subito colpito la forza e la serietà della sua riflessione sull'essere artista, consapevole e attento a cogliere le sollecitazioni che storia, cultura e società gli presentano e sulle quali inequivocabilmente si interroga. Pietròpoli è un artista che “pensa”, e dunque tutt’altro che istintivo. Il pensiero è il punto di partenza e di arrivo di ogni sua creazione, volto a dimostrare come la pittura non rappresenti soltanto un'emozione o un'immagine, o descriva “qualche cosa”, ma piuttosto traduca sempre un “concetto”, e quindi sempre astratta anche nella sua apparente fisicità.

Dalle sue tele emerge allora tutto il costrutto umano: dai complessi simboli astratti di congiunzioni  artificiali tra natura e figure antropocentriche, alle ardite geometrie che salgono verso l'alto, alle linee di orizzonte indistinte eppure pregne di arcane sussistenze. Ed è qui, talvolta, che l’artista si placa nella figurazione, per distendersi nella memoria di immagini d’origine e nello sguardo allargato lungo acque e pianure riattinte come in un bisogno fisico di respiro vitale.

Ogni suo dipinto sembra nato tra l'attimo e l'eterno. I suoi lavori vengono percepiti come un prolungamento dell'esistenza, una sorta di grido che si incide sulla tela. Una pittura postmoderna, contemporaneissima, che pare muoversi tra la materia finita e una infinita, umana ferita, una ferita non preparata ad essere ristorata, né dal proprio passato né dal proprio destino.

 



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